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San Severino Abate

SAN SEVERINO ABATE | PATRONO

San Severino Abate

San Severino Abate nacque intorno al 410, forse in Africa, probabilmente da un nobile romano. Dotato di una forte disposizione all’ascetica, scelse di vivere da eremita e andò maturando in lui una particolare vocazione, al punto di ricevere da Dio il mandato di trasferirsi nel Norico per svolgere la sua missione evangelizzatrice in quella regione montuosa dell’Impero, situata tra il Danubio a nord, la Baviera ad ovest, l’Ungheria ad est e le Alpi Carniche a sud. Quando Severino vi giunse, subito dopo la morte di Attila avvenuta nel 453 d.C., il Norico versava in uno stato di grave abbandono per le continue scorrerie di barbari. In questo scenario di povertà e devastazioni Severino appare come l’uomo di Dio che si assume il compito di aiutare e difendere i disperati e di fungere da elemento di mediazione tra quella gente e i barbari. Fu chiamato continuamente ad operare per soccorrere i popoli oppressi. Morì l’8 gennaio del 482. Pochi istanti prima di spirare, volendo ringraziare Dio, intonò il canto “Laudate Dominum in Sanctis eius. Omnis Spiritus laudet Dominum”.
Il culto per San Severino Abate, apostolo del Norico, fu diffuso nella Valledel Sarno da Troisio, Signore di Rota, i cui discendenti, distinti in vari rami,
saranno chiamati “Sanseverino”. Gli avvenimenti storici che hanno legato il culto di San Severino Abate alla città di Striano, risalgono al XII secolo, al tempo in cui la chiesa delvillaggio dedicata a San Michele Arcangelo, che insisteva sul suolo della nuova Chiesa Madre di San Giovanni Battista, fu prima donata nel 1123 da Guglielmo, vescovo di Nola, al Monastero di San Severino e Sossio di
Napoli. In seguito, nel 1188, il conte Guglielmo di Caserta, affidò altre concessioni ai monaci benedettini di Napoli. Intorno al 1278, in epoca angioina, fu costruita una nuova chiesa, dedicata a San Severino Abate, e assunse il titolo di “Chiesa Regia”, collocata “fuori l’habitationi”, verso Sarno, luogo dove nel XIX secolo fu costruito il “campo santo”.
Attualmente la Chiesa di San Severino Abate, rappresenta la Cappella Madre del Cimitero.
Da qualche anno la chiesa di Striano svolge un pellegrinaggio a Frattamaggiore, presso la Basilica di San Sossio Levita e Martire ove è custodito il corpo dell’Apostolo del Norico. Proprio il gemellaggio con la chiesa frattese ha fatto scaturire negli animi degli strianesi, in questi ultimi anni, il desiderio di possedere una reliquia del Santo Patrono. Così, a testimonianza della fede e della devozione del popolo di Striano all’apostolo del Norico, il 22 ottobre 2006 la comunità parrocchiale di San Sossio di Frattamaggiore ha donato alla parrocchia di Striano una reliquia di San Severino Abate.
Il corpo del santo è giunto in peregrinatio a Striano il 17 e 18 aprile 2010, in occasione del XVI centenario della nascita. La Penitenzieria Apostolica, per l’occasione, ha concesso l’indulgenza plenaria. Le spoglie sono state accolte con sommo giubilo dall’intera popolazione nell’antica chiesa parrocchiale dedicata a San Severino Abate. Successivamente, il corpo è stato portato in processione per le strade principali della città, addobbate maestosamente per l’occasione. Al termine, il rettore della Basilica di San Sossio in Frattamaggiore e il parroco Don Michele Fusco hanno presieduto la celebrazione eucaristica. Nella notte, migliaia di cittadini, provenienti da tutto l’Agro Nocerino-Sarnese e dalla Diocesi di Nocera Inferiore – Sarno, hanno venerato incessantemente il corpo del santo nella chiesa parrocchiale della città. Il giorno seguente, numerosi cittadini hanno preso parte alla festa in città, animata dai vari gruppi parrocchiali e associazioni presenti sul territorio. Nel pomeriggio Mons. Gioacchino Illiano, allora vescovo della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica, alla quale hanno partecipato numerosi sacerdoti da tutta la diocesi. Al termine, il vescovo ha consacrato l’urna e gli amministratori hanno consegnato la chiave della città al Santo Patrono.

Immagine tratta dalla Pala d’Altare di Protasio Crivelli del 1506