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Peregrinatio dei coniugi Luigi e Zelia Martin

Coniugi Martin

INTRODUZIONE

La vocazione universale alla santità è una delle pagine più belle e profetiche della Lumen gentium e di tutto il Concilio Vaticano II. Tutti sono chiamati alla santità, anche i laici, sposi compresi. È una parola antica e nuova. Una verità che lungo i secoli era stata offuscata da una teologia che aveva sottolineato a tal punto il valore della vita consacrata, da mettere in ombra la vocazione al matrimonio. Sulla scia della proposta conciliare, tutti i pontefici degli ultimi decenni hanno promosso e proposto la santità laicale. In modo tutto particolare Giovanni Paolo II ha chiesto di riconoscere la santità coniugale. Grazie alla sua insistenza molte diocesi hanno indagato più profondamente sulla vita santa di tanti coniugi. Papa Wojtyla ha avuto la gioia di aprire il terzo millennio con la beatificazione di Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, era solo una primizia di quelle numerose esperienza di santità che stanno emergendo  dagli archivi della storia passata e recente.

Giovanni Paolo II conosceva e stimava molto Luigi e Zelia Martin, è stato lui a proclamarli venerabili nel 1994, anno internazionale della Famiglia. È stato Benedetto XVI a proclamarli beati nel 2008; mentre la gioia della loro canonizzazione è toccata a Papa Francesco che ha voluto celebrarla il 18 ottobre 2015, durante i lavori del Sinodo sulla famiglia. In questo modo egli ha voluto proporre la vita di Luigi e Zelia come un modello di quella santità alla quale tutti gli sposi sono chiamati.

La santità è un fiore che può germogliare ovunque, anche nel deserto, con la grazia di Dio. Ma ordinariamente il Signore semina questo dono nel giardino della famiglia. È qui che esso può essere coltivato o sciupato. La famiglia è abilitata a diventare “scuola del Vangelo ”. Quanti santi si sono formati all’ombra e talvolta sulle ginocchia dei propri genitori ed hanno attinto da loro, dalla vita e dalle parole, quella fede che poi hanno saputo incarnare e testimoniare con eroicità lungo tutta la loro esistenza.

I santi sono i primi e più autentici teologi, nel senso originario del termine, sono quelli che più e meglio conoscono Dio perché hanno camminato, con intensità ed eroicità, nella fede, nella speranza e nella carità. I santi sono doni che lo Spirito depone nel Cuore della Chiesa pellegrina nel tempo. I Santi dunque possono parlarci di Dio.

I santi Luigi e Zelia offrono una luminosa “teologia vissuta” del matrimonio e della famiglia. La loro vita, costantemente rischiarata dall’esperienza della santa Famiglia di Nazaret, annuncia che, accanto alla santità che ciascun battezzato è chiamato a vivere, esiste anche una santità coniugale, anzi una santità che coinvolge l’intera famiglia, un contagio di santità dentro le relazioni umane. È Dio la fonte sempre viva dell’amore. Ma è vero anche il contrario: ubi caritas, Deus ibi est, “dove c’è amore, lì c’è Dio”. Nella famiglia la chiamata alla santità passa attraverso un amore che s’incarna nel quotidiano e diventa condivisione, tenerezza, collaborazione, gioco, perdono. Anche oggi tante famiglie, lontane dai riflettori dei media, con fatica ma anche con gioia, testimoniano che l’amore non è un vago sentimento ma il pane che rallegra la mensa quotidiana.

La casa è il primo luogo dove s’impara a conoscere Dio attraverso l’amore che gli sposi vivono e trasmettono ai figli. È qui che risuona il primo e più eloquente magistero, è qui che i santi hanno ricevuto il latte della fede. Da questo luogo, diventati adulti, sono usciti per comunicare l’amore e testimoniare quella speranza che rende più lieta l’esistenza.

La peregrinatio domestica

Il Vaticano II presenta la famiglia come “Chiesa domestica”: non è un titolo onorifico ma la parola che più e meglio esprime l’identità della comunità familiare. Per sottolineare il valore della famiglia e, al tempo stesso, per aiutare gli sposi a prendere coscienza della loro vocazione e missione nella Chiesa, proponiamo di vivere la peregrinatio domestica delle reliquie dei santi Luigi e Zelia Martin. È un incontro. L’esperienza di santità vissuta da Luigi e Zelia, raccolta nell’umile ed eloquente segno delle reliquie, trova accoglienza nelle famiglie del nostro tempo. il profumo della santità non scompare con il passare degli anni, al contrario acquista tutto il suo fascino. I santi, diceva Giovanni Paolo II a Lisieux, “non vanno mai in prescrizione”, non restano relegati in un passato lontano ma sono i profeti del futuro.

Portare le reliquie nelle case significa annunciare la bellezza del sacramento del matrimonio e manifestare la casa come luogo salvifico. Le reliquie resteranno un solo giorno, per poi passare in un’altra casa. Lungo tutta quella giornata nella casa risuonerà l’esperienza di questi santi sposi “più degni del Cielo che della terra”, come scrive santa Teresa di Gesù Bambino, nona e ultima figlia, proclamata dottore della Chiesa e patrona delle missioni.

Questa esperienza, dunque, da una parte si propone di rendere la famiglia più consapevole della propria vocazione; e dall’altra, invita a fare della casa un luogo missionario, uno spazio per incontrare altri sposi per comunicare anche a loro la gioia del Vangelo.

Le reliquie dei Martin, che portiamo nelle case, sono un dono che p. Olivier Ruffray, attuale rettore della Basilica di santa Teresa di Lisieux, ha fatto alla Fraternità di Emmaus. Questo opuscolo, che spiega nel dettaglio come vivere la peregrinatio domestica, raccoglie un’esperienza già vissuta e che ha portato tanti e buoni frutti spirituali. E non solo. Siamo certi che la grazia di Dio accompagna questa semina e farà germogliare in tante famiglie una fede più matura, una carità più operosa, una speranza più convinta. Affidiamo questi desideri ai santi Luigi e Zelia Martin e alla Vergine Santa che essi hanno teneramente amato.

Don Silvio Longobardi
Custode della fraternità di Emmaus

 

Una luce in famiglia

Un giorno in casa con Luigi e Zelia

NOTE LITURGICHE PER LE FAMIGLIE
La famiglia chiamata ad ospitare nella propria casa le Reliquie dei Santi Martin si preoccupa di preparare per tempo un luogo adatto all’accoglienza. Le Reliquie vanno custodite in un posto ben visibile in modo da essere un invito alla preghiera per quanti entrano nella casa. Questo spazio sarà preparato con l’ausilio del materiale liturgico (libretto per la preghiera, icona e lampada) che sarà consegnato precedentemente. La famiglia provvederà ad aggiungere la Bibbia e i fiori

Insieme allo spazio liturgico, la famiglia ospitante si preoccuperà anche di prepararsi spiritualmente con la riconciliazione sacramentale e il dialogo coniugale in cui gli sposi si comunicheranno le intenzioni di preghiera e, se necessario, si chiederanno perdono per le mancanze di amore, rinnovando tra loro il patto di fedeltà e comunione. Lì dove è possibile questo dialogo può essere successivamente allargato anche ai figli.

Questo momento sarà vissuto durante la novena ai santi Luigi e Zelia che preparerà l’accoglienza. Il testo di questa novena sarà consegnata a tutte le famiglie che offrono la disponibilità ad aprire la propria casa.

La famiglia s’impegna a custodire in casa un clima di silenzio, compatibilmente con la vita familiare e la presenza di bambini piccoli. La giornata sarà ritmata dalla preghiera invitando anche vicini e famigliari. Lo schema di preghiera proposto aiuterà a scandire le giornata in compagnia dei coniugi Martin:

–    Accoglienza delle reliquie da parte di tutta la comunità parrocchiale e mandato iniziale.
–    Accoglienza e deposizione delle reliquie in casa e Preghiera di Affidamento ai santi Luigi e Zelia.
–    Preghiera del mattino e Affidamento degli sposi ai santi Luigi e Zelia.
–    Rosario in compagnia dei Martin.
–    Rito di Benedizione dei figli.
–    Consegna delle Reliquie ad una nuova famiglia.

La famiglia ricercherà anche il tempo opportuno per offrire, a parenti ed amici, una catechesi sulla testimonianza di Luigi e Zelia. Questo sussidio già propone alcune riflessioni che possono essere meglio arricchite da alcuni testi pensati proprio per questo scopo, pubblicati a cura della Fraternità di Emmaus e che sono riportati nella bibliografia finale.

 

Testimoni della fede

Accogliamo i coniugi Martin come testimoni della fede, in loro accogliamo lo stesso Signore Gesù, secondo la promessa del Vangelo: “Chi accoglie voi, accoglie me”. In fondo, la vita di Luigi e Zelia è un evangelo, cioè una buona notizia, la loro storia è solo un anello di una lunghissima e inesauribile collana formata da innumerevoli testimonianze. I santi non sono statue ma persone che hanno accolto il Signore nella loro vita, dandogli le chiavi di casa, per così dire, cioè mettendo tutto a sua disposizione, nella certezza che la fede è quanto di più bello e di più grande ci possa essere.

Ogni esperienza di santità ha qualcosa di unico. Luigi e Zelia sono anzitutto coniugi: la loro santità ha il timbro dell’amore e dell’amore coniugale.

Se vogliamo dare un’impronta familiare all’esperienza dei Martin dobbiamo esplorare – per quanto i documenti lo consentono – la dimensione coniugale, premessa indispensabile della vocazionale matrimoniale e conditio per vivere la responsabilità genitoriale. Come hanno vissuto Luigi e Zelia i loro 19 anni di matrimonio? Come hanno lasciato il mondo dell’io per entrare nel mondo dell’altro e costruire la casa comune del NOI?

A loro guardano gli sposi, a loro si affidano in un tempo in cui il legame nuziale appare sempre più fragile. Qual è il segreto della comunione, cosa fare per renderla ogni giorno più intensa? È Gesù Cristo! Da Lui Luigi e Zelia hanno attinto la forza di amarsi fino alla fine. Fissando su di Lui lo sguardo, hanno scoperto un’unità che non rimane prigioniera dei sentimenti ma cresce nella luce di una fede che tutto rinnova. Luigi e Zelia hanno lasciato al Signore Gesù la libertà di agire in loro.

Un altro aspetto è l’educazione delle figlie: pur tenendo conto delle diverse condizioni sociali, possiamo cerca quegli elementi utili a tracciare un profilo come genitori. Luigi e Zelia sono anche genitori, anzi gli “incomparabili genitori”, per usare una definizione di una loro figlia. È una dimensione da sottolineare perché viviamo in un’epoca in cui sperimentiamo sia la paura di generare che la preoccupazione di educare. I nostri due beati hanno accolto la vita con straordinaria generosità, anche quando c’era più di un motivo serio per congelare la fecondità. E hanno dedicato al compito educativo le loro migliori energie. La loro testimonianza richiama dunque la priorità della questione educativa, la necessità di costruire relazioni significative tra genitori e figli, adulti e minori, relazioni che favoriscono l’emergere della soggettività di ciascuno. L’educazione non è fatta di proclami e neppure di astratti valori ma ha bisogno anzitutto di persone che sanno testimoniare un modo di vivere che affascina e stimola a puntare in alto.

 

Una santità normale

Luigi e Zelia vivono una santità nel contesto di una normale famiglia, fatta di quelle opere che appartengono alla vita coniugale e familiare. Niente di eccezionale, almeno in apparenza. E tuttavia, se guardiamo con attenzione scopriamo che proprio questa santità ci mette in crisi. Ammiriamo i santi che hanno compiuto grandi opere, ad esempio siamo affascinati da Madre Teresa di Calcutta, dinanzi a san Pio da Pietrelcina ci sentiamo confusi. Questa santità è per noi una conferma che Dio opera prodigi e dona ad alcuni di comunicare in modo tutto speciale la sua potenza. Questa santità ci affascina ma nello stesso tempo non ci coinvolge, la sentiamo troppo distante da noi. La testimonianza dei beati Martin, invece, ci interpella, riguarda proprio noi, chiamati ad una vita ordinaria. Luigi e Zelia insegnano i sentieri della santità: la fedeltà con cui hanno vissuto, la costante ricerca della volontà Dio, l’obbedienza anche nella prova. Questa santità chiama in causa tutti.

Nelle “Vite dei Padri” ci è stata tramandata, su san Macario, questa splendida piccola storia: “Quando viveva nel deserto, un angelo gli apparve, ingiungendogli di seguirlo fino a una lontana città. Giunti a destinazione, lo fece entrare in un casolare, dove abitava una povera famiglia. L’angelo gli presentò la sposa e madre di quel focolare, dicendogli che essa aveva raggiunto la santità vivendo in pace e in perfetta armonia, fin dall’inizio della vita coniugale, pur fra innumerevoli occupazioni quotidiane, con tutti i suoi familiari, conservando un cuore casto, una grande umiltà e un ardente amore verso Dio. E san Macario implorò da Dio la grazia di vivere nel deserto come quella donna viveva nel mondo”.

Della famiglia di Nazaret la liturgia dice che è “esperta nel soffrire”. mi pare che possiamo dire la stessa cosa anche della famiglia Martin. L’esperienza del soffrire vissuta da questa famiglia avvicina molte coppie di sposi, la sentono più vicina ai problemi che devono affrontare: la morte di quattro figli, la malattia e la morte della mamma, la vedovanza di Luigi, il disagio psicologico di Leonia e le difficoltà educative, la malattia psichiatrica del padre. La famiglia Martin è stata toccata dalla sofferenza.

Se vi lasciate nutrire, se accogliete la Parola, se partecipate con più frequenza all’Eucaristia, il Signore stesso vi prenderà per mano e farà della vostra vita una “città posta sul monte” (Mt 5,14). È questa l’esperienza che hanno vissuto i coniugi Martin. Non sono diventati santi per caso ma per scelta, hanno saputo custodire con fedeltà quel desiderio di Dio che nella giovinezza aveva fatto loro sognare la consacrazione, hanno alimentato la loro fede con una preghiera quotidiana, hanno cercato sempre e solo la volontà di Dio, anche nei momenti più dolorosi. La morte precoce ha impedito a Zelia di vedere in terra i frutti di questa nascosta fedeltà. Ma ha chiuso gli occhi con la coscienza di aver combattuto vittoriosamente la buona battaglia; e con la certezza di fatto la scelta giusta.

 

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