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Il silenzio degli strumenti, delle campane e la spogliazione degli altari

Il Silenzio delle Campane

Le campane “legate”

Siamo in preparazione all’austerità dei giorni della morte e della sepoltura: il silenzio delle campane, degli strumenti, dell’organo e la spogliazione dell’altare, la copertura delle croci, delle statue e delle icone. La celebrazione della sera del Giovedì santo è arricchita da altri due riti. Il primo collocato all’intonazione del Gloria consiste nel far suonare a distesa le campane e, in alcune chiese, anche i campanelli per poi farli tacere fino alla Veglia pasquale.

Un silenzio dall’eco forte e incisivo. Difficile dire da dove nasce il rito: si ricordano di tempi in cui non si usavano le campane ma le tabulae di legno meglio dette in strianese “Tronòle”? Di tempi in cui non si usavano strumenti musicali per il canto (come fa tuttora l’Oriente), visto che durante il Triduo anche l’organo e gli strumenti devono tacere o accompagnare solo sobriamente il canto? In ogni caso oggi questo rito indica l’ingresso nei giorni della passione. Ugualmente la spogliazione degli altari. Da necessità pratica di togliere gli arredi dalla mensa, come facciamo nelle nostre case finito il pranzo, divenne nei secoli allegoria della spogliazione di Cristo.

La tronòla

Oggi è ridotto a un gesto extraliturgico senza ritualità precise: terminata la messa viene spogliato l’altare della celebrazione. È bene coprire le croci della chiesa con un velo di colore rosso o violaceo, a meno che non siano state già coperte il sabato prima della domenica V di quaresima.

Se nel Giovedì Santo predomina la solennità dell’istituzione dell’Eucaristia e nel Venerdì Santo la mestizia, il dolore e la penitenza per la Passione e morte di Gesù, con la sua sepoltura; nel Sabato Santo invece predomina il silenzio, il raccoglimento, la meditazione, per Gesù che giace nel sepolcro prima della gioia della Domenica di Pasqua con l’annuncio della Risurrezione.

A partire dal IV secolo in alcuni luoghi, in questo giorno i candidati al Battesimo (catecumeni), facevano la loro pubblica professione di fede, prima di venire ammessi nella Chiesa, rito che avveniva poi nella Veglia di Pasqua.

Verso il XVI secolo, si cominciò con un’anticipazione della Vigilia alla mattina del Sabato Santo, forse perché non era consigliabile stare di notte fuori casa, ad ogni modo questa anticipazione al mattino del Sabato, è durata fino agli ultimi anni Cinquanta del XX secolo: verso le 10-11 del mattino del sabato si “scioglievano” la campane dai legami messi la sera del Giovedì Santo per l’annuncio della Risurrezione.

Poi con la riforma liturgica Conciliare, tutto è ritornato come alle origini e il Sabato ha ripreso il significato del giorno della meditazione e penitenza; l’oscurità nelle chiese è totale, non vi sono celebrazioni liturgiche, né Sante Messe; è l’unico giorno dell’anno che non si può ricevere la Comunione, tranne nel caso di Viatico per gli ammalati gravi.

Il grande concerto di campane della chiesa madre di Striano

Tutto è silenzio nell’attesa dell’evento della Resurrezione. Quanto tempo restò sepolto nel sepolcro Gesù? Furono tre giorni non interi, dalla sera del Venerdì fino all’alba del giorno dopo la festa del Sabato ebraico, che oggi è la Domenica di Pasqua, ma che per gli Ebrei era il primo giorno della settimana; in tutto durò circa 40 ore.

Bisogna dire che con la liturgia odierna, la “Veglia Pasquale” è prevista in buona parte delle nostre chiese e cattedrali, con inizio verso le 22 del sabato; ma la Veglia pasquale, madre di tutte le Veglie celebrate dalla liturgia cristiana, pur iniziando nell’ultima ora del sabato, di fatto appartiene alla Liturgia solenne della Pasqua.

Il pregiato organo a canne della chiesa madre

Durante la “Veglia” viene benedetto il fuoco, il “cero pasquale”, l’acqua battesimale; cercando di far coincidere il canto del “Gloria”, con la mezzanotte. È proprio in questo momento che la chiesa rompe il suo silenzio con il suono della distesa di campane e con l’ingresso dell’organo in plenum nella liturgia.

Author: Raffaele Massa

Età: 20 anni Attività svolte in parrocchia: organista e direttore del Coro Severiniano, referente del mensile diocesano “Insieme”, addetto stampa dei Piccoli Madonnari ed Artisti in Piazza. Studio e lavoro: studente di lettere moderne presso l’università degli studi di Salerno, cerco di diffondere la buona, sana e critica notizia attraverso "Il Gazzettino Vesuviano", "Insieme", "Lyceum". Studio musica, organizzo eventi e pratico il volontariato in numerose associazioni della città. Segni particolari: mi ritengo una persona molto schietta, scherzosa, professionale al momento opportuno e che dà il 200% in tutto quello che fa, dai rapporti di amicizia fino agli incarichi che mi vengono assegnati. Credo di essere anche una persona precisa e metodica. Difetti? Eccome se ne ho! Se dovessi trovare una frase o una citazione che mi rispecchi, direi: “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (Baden Powell).

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