Home Parrocchia Il mistero del Natale tra musica e letteratura: da Mozart a Sant’Alfonso, passando per Dante

Il mistero del Natale tra musica e letteratura: da Mozart a Sant’Alfonso, passando per Dante

Musica natalizia

Il Natale è una solennità cara al cuore degli uomini di ogni tempo e di ogni nazione, il suo mistero e la sua pacata dolcezza donano a questa festa un fascino e una bellezza unica. Il mistero amabile di Dio che si fa uomo, che scende in mezzo a noi per condividere le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre ansie e le nostre sofferenze, non può non toccare il cuore di ogni uomo che scopre in sé il bisogno di una tale consolazione e nel Dio bambino la medicina per guarire le sue piaghe. Ogni musicista ha voluto far sua la sublime poesia del Natale traducendola in melodie e armonie che, attraverso i secoli, hanno toccato il cuore degli uomini.

Basti pensare a Mozart, che nello scrivere in maniera così alta e profonda il Credo per la Messa K427 in Do minore, non è riuscito più ad andare avanti. Il Credo si ferma all’Et incarnatus est, a quel Verbo fatto carne che nello scendere tra la condizione umana, è riuscito a salire in alto i nostri cuori, ha raggiunto un’altezza limite, un’altezza oltre la quale l’uomo, con la mente umana, non è più in grado di comprendere. Per la sua melodia così alta e profonda papa Francesco nella sua seconda messa di Natale da Sommo Pontefice ha voluto inserire nel credo III gregoriano l’Et incarnatus est di Mozart e che ha ascoltato in ginocchio. Sul piano liturgico, questo risponde a ciò che il Concilio Vaticano II profondamente chiede a livello musicale. Il senso è questo: la collocazione di un segmento della grande tradizione ecclesiale musicale, all’interno della liturgia rinnovata, ma che questo segmento si possa fare con una pertinenza liturgica, che è la grande sfida che il Concilio pone alla musica: la pertinenza liturgica.

Una vicenda simile al trentatreesimo canto del Paradiso di Dante, dove il sommo poeta riesce a contemplare Dio grazie a San Bernardo che intercede presso la Vergine Maria e presso suo Figlio, che nel contempo è anche Padre suo e di tutta l’umanità, al fine di consentire a Dante di poter ammirare quell'”more che move il sole e le altre stelle” senza rimanere folgorato da così tanta grandezza ineffabile e incomprensibile per l’uomo.

Tutti conoscono la bella canzone Tu scendi dalle Stelle. Pochi forse sanno che si tratta di una poesia di un grande santo, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo di Napoli, teologo moralista insigne, compositore di poesie, molto attento cura pastorale nella forma della “devozione”, ovvero nello smuovere il cuore indurito, nel provare quella ferita che rende di nuovo capaci di compassione. E pochi conoscono l’intera poesia da cui è tratta la famosa canzone. Mi piace riproporla nella sua interezza perché così diventa una vera propria meditazione.

La poesia parte dalla scena del presepe, che tanto colpisce per i tratti di povertà e di candore: “Tu scendi dalle stelle, ti vedo qui a tremar, ti mancano panni e fuoco…”. Ma non si ferma qui. Subito dopo, si concentra sulle motivazioni teologiche, che portano Dio a condividere la condizione umana: “Gesù mio per chi tanto patir? Per amor mio”. È l’amore che spinge Dio tanto in basso, fino a condividere l’umana condizione nelle sue penurie. Quindi passa ad un tema ancora più forte: questo amore non è capito, non è corrisposto: “si grande amore, si poco amato!”. L’incomprensione non ferma l’amore, lo rende solo più puro, più gratuito. Fino a giungere al mistero della croce, che tutti i grandi santi e teologi vedono già anticipato nel mistero dell’incarnazione: “a che pensi? dimmi su, oh amore immenso! A morir per te, rispondi, io penso”. La stessa logica che è alla sorgente dell’incarnazione porta alla passione, lo stesso amore che ha fatto Dio come uno di noi, lo porta a morire come uno di noi. Un amore così merita di essere solo amato e quindi il canto giunge a proferir parole d’amore di risposta all’amore di Dio: “Caro, non pianger più; ch’io t’amo, io t’amo”. Subito il credente quasi si accorge che una promessa d’amore siffatta è quasi più grande di lui e per questo si rivolge a Maria: “amalo tu  per me, s’io nol so amare”.

Il Natale è questione d’amore e solo nell’amore può essere vissuto. Non si tratta di pii sentimenti ma di un amore teologale, a misura di Dio, che la Vergine ha ben compreso nel suo “si”. Cantiamo dunque con tutto il cuore Tu scendi dalle stelle, ma preghiamo che questo mistero d’amore riesca a scalfire il cuore inaridito e a farci amare come Gesù per tutta la vita, nel dono della nostra stessa vita.

Author: Raffaele Massa

Età: 20 anni Attività svolte in parrocchia: organista e direttore del Coro Severiniano, referente del mensile diocesano “Insieme”, addetto stampa dei Piccoli Madonnari ed Artisti in Piazza. Studio e lavoro: studente di lettere moderne presso l’università degli studi di Salerno, cerco di diffondere la buona, sana e critica notizia attraverso "Il Gazzettino Vesuviano", "Insieme", "Lyceum". Studio musica, organizzo eventi e pratico il volontariato in numerose associazioni della città. Segni particolari: mi ritengo una persona molto schietta, scherzosa, professionale al momento opportuno e che dà il 200% in tutto quello che fa, dai rapporti di amicizia fino agli incarichi che mi vengono assegnati. Credo di essere anche una persona precisa e metodica. Difetti? Eccome se ne ho! Se dovessi trovare una frase o una citazione che mi rispecchi, direi: “Lasciare il mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato” (Baden Powell).

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