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La musica secondo San Giovanni Paolo II

Dalla Lettera apostolica Dies domini (31.5.1998), n. 50
“Dato il carattere proprio della Messa domenicale e l’importanza che essa riveste per la vita dei fedeli, è necessario prepararla con speciale cura. Nelle forme suggerite dalla saggezza pastorale e dagli usi locali in armonia con le norme liturgiche, bisogna assicurare alla celebrazione quel carattere festoso che s’addice al giorno commemorativo della risurrezione del Signore. A tale scopo è importante dedicare attenzione al canto dell’assemblea, poiché esso è particolarmente adatto a esprimere la gioia del cuore, sottolinea la solennità e favorisce la condivisione dell’unica fede e del medesimo amore. Ci si preoccupi pertanto della sua qualità, sia per quanto riguarda i testi che le melodie, affinché quanto si propone oggi di nuovo e creativo sia conforme alle disposizioni liturgiche e degno di quella tradizione di musica sacra, un patrimonio di inestimabile valore.”

Dalla “Lettera agli artisti” (4.4.1999), n. 12
“Per trasmettere il messaggio affidatole da Cristo, la Chiesa ha bisogno dell’arte. Essa deve, infatti, rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile.. Ora, l’arte ha una capacità tutta sua di cogliere l’uno o l’altro aspetto del messaggio traducendolo in colori, forme, suoni che assecondano l’intuizione di chi guarda o ascolta. E questo senza privare il messaggio stesso del suo valore trascendente e del suo alone di mistero. […] La Chiesa ha bisogno… dei musicisti. Quante composizioni sacre sono state elaborate nel corso dei secoli da persone profondamente imbevute del senso del mistero! Innumerevoli credenti hanno alimentato la loro fede alle melodie sbocciate dal cuore di altri credenti e divenute parte della liturgia o almeno aiuto validissimo al suo decoroso svolgimento. Nel canto la fede si sperimenta come esuberanza di gioia, di amore, di fiduciosa attesa dell’intervento salvifico di Dio.”

Dal “Chirografo” nel centenario del “motu proprio” Tra le sollecitudini sulla musica sacra (22.11.2003)
5. “Non vi può essere musica destinata alla celebrazione dei sacri riti che non sia prima «vera arte», capace di avere quell’efficacia «che la Chiesa intende ottenere accogliendo nella sua liturgia l’arte dei suoni» (Tra le sollecitudini, n. 2) E tuttavia tale qualità da sola non basta. La musica liturgica deve infatti rispondere a suoi specifici requisiti: la piena aderenza ai testi che presenta, la consonanza con il tempo e il momento liturgico a cui è destinata, l’adeguata corrispondenza ai gesti che il rito propone. I vari momenti liturgici esigono, infatti, una propria espressione musicale, atta di volta in volta a far emergere la natura propria di un determinato rito, ora proclamando le meraviglie di Dio, ora manifestando sentimenti di lode, di supplica o anche di mestizia per l’esperienza dell’umano dolore, un’ esperienza tuttavia che la fede apre alla prospettiva della speranza cristiana.

6. Canto e musica richiesti dalla riforma liturgica – è bene sottolinearlo – devono rispondere anche a legittime esigenze di adattamento e di inculturazione. E chiaro,tuttavia, che ogni innovazione in questa delicata materia deve rispettare peculiari criteri, quali la ricerca di espressioni musicali che rispondano al necessario coinvolgimento dell’intera assemblea nella celebrazione e che evitino, allo stesso tempo, qualsiasi cedimento alla leggerezza e alla superficialità. Sono altresì da evitare, in linea di massima, quelle forme di “inculturazione” di segno elitario, che introducono nella Liturgia composizioni antiche o contemporanee che sono forse di valore artistico, ma che indulgono ad un linguaggio ai più incomprensibile”.

8. “… L’Istruzione Musicam sacram precisa il compito ministeriale della schola: «È degno di particolare attenzione, per il servizio liturgico che svolge, il coro o cappella musicale o schola cantorum. In seguito alle norme conciliari riguardanti la riforma liturgica, il suo compito è divenuto di ancor maggiore rilievo e importanza: deve, infatti, attendere all’esecuzione esatta delle parti sue proprie, secondo i vari generi di canti, e favorire la partecipazione attiva dei fedeli nel canto. Pertanto […] si abbia e si promuova con cura specialmente nelle cattedrali e altre chiese maggiori, nei seminari e negli studentati religiosi, un coro o una cappella musicale o una schola cantorum» (Istr. Musicam sacram [1967], n. 19). Il compito della schola non è venuto meno: essa infatti svolge nell’assemblea il ruolo di guida e di sostegno e, in certi momenti della Liturgia, ha un

Dal buon coordinamento di tutti – il sacerdote celebrante e il diacono, gli accoliti, i ministranti, i lettori, il salmista, la schola cantorum, i musicisti, il cantore, l’assemblea – scaturisce quel giusto clima spirituale che rende il momento liturgico veramente intenso, partecipato e fruttuoso. L’aspetto musicale delle celebrazioni liturgiche, quindi, non può essere lasciato né all’improvvisazione, né all’arbitrio dei singoli, ma deve essere affidato ad una bene concertata direzione nel rispetto delle norme e delle competenze, quale significativo frutto di un ‘adeguata formazione liturgica.”

10. “Avendo la Chiesa sempre riconosciuto e favorito il progresso delle arti, non deve stupire che, oltre al canto gregoriano e alla polifonia, essa ammetta nelle celebrazioni anche la musica più moderna purché rispettosa sia dello spirito liturgico che dei veri valori dell’arte. E perciò consentito alle Chiese nelle varie nazioni di valorizzare, nelle composizioni finalizzate al culto, «quelle forme particolari che costituiscono in certo modo il carattere specifico della musica loro propria» (Tra le sollecitudini, n. 2). Nella linea del mio santo Predecessore e di quanto stabilito più di recente dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium (cf. n. 119), anch’io, nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia, ho inteso fare spazio ai nuovi apporti musicali menzionando, accanto alle ispirate melodie gregoriane, «i tanti e spesso grandi autori che si sono cimentati con i testi liturgici della Santa Messa» (Ecclesia de Eucharistia, n. 49).

11. Il secolo scorso, con il rinnovamento operato dal Concilio Vaticano Il, ha conosciuto uno speciale sviluppo del canto popolare religioso… Tale canto si presenta particolarmente adatto alla partecipazione dei fedeli non solo alle pratiche devozionali, «secondo le norme e le disposizioni delle rubriche» (Sacr: Conc., n. 118), ma anche alla stessa Liturgia. Il canto popolare, infatti, costituisce «un vincolo di unità e un’espressione gioiosa della comunità orante, promuove la proclamazione dell’unica fede e dona alle grandi assemblee liturgiche una incomparabile e raccolta solennità» (Giovanni Paolo Il, Discorso al Congresso Internazionale di Musica Sacra [27.1.2001], n.4).”