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Fraternità di Emmaus

CHI SIAMO
La Fraternità di Emmaus è il frutto del vento dello Spirito che ha suscitato in un parroco e in alcuni giovani il desiderio di pregare e di servire la Chiesa con umiltà e semplicità.

“Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce” (Is 9,1): anche noi, affascinati dal Vangelo, ci siamo incamminati, ci sentiamo parte viva di questa Chiesa che cammina verso il terzo millennio. Agli inizi di questo decennio – l’8 settembre 1990, primo centenario della professione solenne di S.-Teresa-di-Lisieux – un gruppo di giovani si è ritrovato al santuario di Pompei per affidarsi nelle mani della Vergine Maria e per offrire al Signore la propria disponibilità. Con l’ingenuità dei semplici e la forza degli umili ci siamo impegnati a camminare nella santità, a vivere cioè l’amore della croce, a pregare incessantemente per la Chiesa, a non avere altra ambizione se non quella di servire la Chiesa e riportare Cristo nel cuore degli uomini. Di fronte ai mille pericoli abbiamo scelto di essere come le sentinelle per vegliare sulla Chiesa, per ricordare le promesse di Dio, per aiutare il popolo a riconoscere la Gloria del Signore nei segni umili e nascosti che Egli semina nelle pieghe della storia.

Un cammino graduale
Quel gesto, nella sua apparente ingenuità, tracciava una strada che solo più tardi avremmo compreso, ci metteva in cammino senza dare nessuna meta precisa. Poco alla volta, con l’aiuto di Dio, il cammino della comunità ha cominciato a ricevere una più precisa configurazione che possiamo racchiudere in tre fondamentali sentieri: pregare, annunciare e servire. Possiamo spiegarli così:
• Accompagnare con la preghiera il cammino della Chiesa mettendo al centro l’Eucaristia, cuore e sorgente di ogni missione. 

• Annunciare con gioia la speranza del Vangelo per riportare Gesù nel cuore di ogni uomo e di ogni casa.


• Accogliere il grido dei poveri e di quanti non hanno voce e impegnarci con amore al servizio dei più deboli.

È stato un cammino graduale, una quotidiana ed affascinante scoperta. Questi appunti sono una piccola sintesi di quanto in questi anni il Signore ci ha donato. All’inizio l’unico impegno che ci univa e l’unico desiderio era quello della preghiera. Essa è per noi la fonte di ogni ministero, il primo ed essenziale servizio ecclesiale. Volevamo accendere il fuoco della preghiera, accompagnare con la preghiera il cammino della Chiesa. La preghiera per noi è come una luce che rischiara la notte e permette di orientare i passi nella storia che ogni giorno siamo chiamati a costruire.

Questa scoperta è stata poi coniugata con l’annuncio. Abbiamo compreso che i doni di Dio non possono essere custoditi gelosamente ma devono essere trasmessi con gioia. Nel corso di questi anni con sempre maggiore forza abbiamo sentito risuonare la parola di Gesù: “Andate e annunciate il Vangelo” (Mc 16,15). Il magistero di Giovanni Paolo II è stato come una costante sollecitazione a vincere tutte le resistenze per portare ovunque la buona notizia. Per questo ci siamo impegnati a costituire ovunque tante piccole comunità in cui il Vangelo viene annunziato, accolto e trasmesso per aiutare ciascuno a camminare nelle vie di Dio, a crescere ogni giorno nella santità. Ogni comunità è come un piccolo “cenacolo” in cui insieme con Maria invochiamo lo Spirito per diventare annunciatori e testimoni del mistero. La Sentinella vuole dare il suo piccolo contributo alla nuova evangelizzazione, vuole unire la sua piccola voce al “fragore di grandi acque” (Sal 93,3) dei grandi movimenti ecclesiali. Senza pretese ma anche senza soggezione. Non cerchiamo altra ricompensa se non la gioia che il Signore dona, fin da questa vita, a coloro che per causa sua donano la propria vita (Mc 10, 28-30).

Più tardi, seguendo le sollecitazioni dello Spirito che opera per vie imprevedibili, abbiamo aperto le porte alla carità: abbiamo compreso che i fratelli più poveri, a cominciare dal bambino che vive ancora nel grembo materno, sono l’immagine viva di Gesù (Mt 25,40). Incamminandoci su questa strada abbiamo poi scoperto tante povertà, antiche e nuove; e abbiamo compreso che solo nel donare si trova la gioia (At 20,35).

CUSTODIRE L’AMORE
1. Guardiamo con particolare attenzione alla famiglia come luogo quotidiano di salvezza. È questo il secondo obiettivo. Vogliamo proporre una santità vestita con la fatica quotidiana: occorre “una nuova santa alleanza tra il principio monastico e il principio domestico” (P. Sequeri). C’interessa tutto ciò che ha a che fare con l’esperienza affettiva: i primi passi dell’amore, la gioia dell’innamoramento, il patto nuziale, il cammino coniugale, la responsabilità educativa. Vogliamo aiutare gli sposi a scoprire la propria vocazione e a viverla secondo una misura autenticamente evangelica. E vogliamo accompagnare e sostenere i loro passi in una storia che sembra ostacolare il loro cammino. Il nostro impegno nasce infatti dalla constatazione che la verità originaria della famiglia, come luogo di salvezza e di comunicazione del Vangelo, è oggi offuscata da una cultura che pone in primo piano i diritti dell’individuo. Siamo convinti che attraverso la testimonianza della famiglia, di una famiglia rigenerata dalla fede, possiamo contribuire a risanare le strutture di una società. L’impegno per la famiglia si rivela perciò l’ineliminabile base per un ampio e ambizioso progetto di rinnovamento sociale. Il Vaticano II chiede ai laici di “contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo” . Ma laici sono anche gli sposi, anzi la grandissima parte dei laici vivono la loro vocazione nella famiglia. E attraverso la famiglia essi partecipano all’edificazione di un mondo nuovo.

2. Gli sposi sono chiamati anzitutto a custodire la verità dell’amore, il loro primo impegno e la loro fondamentale testimonianza è quella di vivere l’unità coniugale nella quale si riflette e risplende la comunione trinitaria. L’amore che gli sposi sono chiamati a vivere, senza perdere nulla della sua umana espressività, ha un valore sacramentale, cioè rivela e comunica l’eterno amore di Dio per il suo popolo. La loro unità è intrinsecamente feconda, cioè aperta all’accoglienza della vita. In tal modo essi sono cooperatori di quel Dio che in ogni tempo arricchisce la sua creazione con nuove creature. Attraverso compito educativo gli sposi sono chiamati a generare continuamente i loro figli perché in essi, in ciascuno di essi, risplenda l’immagine di Cristo. La famiglia, che nasce dal matrimonio, non è solo il luogo degli affetti umani, ma la casa in cui Dio rivela il suo volto e parla attraverso i gesti dell’amore.

3.La nostra proposta assume la radicalità del Vangelo come orizzonte ideale, non chiediamo di assumere altri impegni ma di vivere nella luce della santità quelli che già appartengono alla vocazione matrimoniale. Due in particolare: l’accoglienza della vita e l’annuncio del Vangelo.
a.L’accoglienza della vita è intimamente legata alla vocazione del matrimonio, i figli infatti sono il frutto più desiderato e atteso dell’alleanza nuziale. Noi invitiamo gli sposi ad aprire le porte anche ai figli della Provvidenza, si realizza così la parola di Gesù: “ero forestiero e mi avete ospitato” (Mt 25,35).
b.L’impegno di evangelizzazione rientra nei compiti fondamentali di una famiglia cristiana: “La famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia. Dunque nell’intimo di una famiglia cosciente di questa missione tutti i componenti evangelizzano e sono evangelizzati. I genitori non soltanto comunicano ai figli il Vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto. E una simile famiglia diventa evangelizzatrice di molte altre famiglie e dell’ambiente nel quale è inserita” . Anche in questo caso agli sposi viene chiesto di diventare testimoni e annunciatori del Vangelo dell’amore, di accompagnare fidanzati e sposi nel difficile cammino della santità coniugale.

Custodire la famiglia
4. Questo impegno è tanto più urgente perché viviamo in un contesto culturale in cui la famiglia è minacciata, la sua essenziale verità viene apertamente rifiutata come elemento di una tradizione ormai superata. In tutto il mondo occidentale si approvano leggi che contrastano con quei valori che fanno parte di una sana antropologia. Questa situazione mi fa pensare all’immagine biblica di Davide che combatte con la fionda contro il più forte e compatto avversario. Una lotta impari, che sembra già persa in partenza. Eppure è possibile, anzi è doveroso mettere in campo una fattiva opera di resistenza. Non dobbiamo arrenderci, anche se il vento della storia sembra oggi sospingere l’umanità verso altre direzioni.

“Noi siamo convinti – ha detto G.Paolo II – che “le accuse che oggi ci vengono rivolte di difendere posizioni ormai superate sono destinate, prima o poi, a lasciare il passo al riconoscimento che la Chiesa ha saputo guardare avanti e discernere, alla luce del Vangelo di Cristo, ciò che è indispensabile per l’autentico progresso umano” .

Lo Spirito mantiene vivo nella Chiesa il fuoco della verità e continua a suscitare apostoli che s’impegnano con passione per custodire e diffondere la verità dell’uomo e della famiglia.

1.Vaticano II, Lumen gentium, 31.
2.Paolo VI, Evangelii Nuntiandi, 71.
3.Giovanni Paolo II, Discorso alla Conferenza Episcopale Italiana, 17 maggio 2001, n. 3.

VITA DI OASI NAZARET
Evangelizzazione
Ogni 15 giorni incontro il lunedì con comunità di sposi e giovani che si preparano al passaggio in fraternità noi catechisti.
Mercoledì comunità di giovani catechisti di Ottaviano.
Giovedì prove coro della fraternità, 19-20,30, 21,00-22,00 adorazione comune per chi vuole sia della fraternità che esterna;
venerdì centro di evangelizzazione per sposi, inizio del cammino alle 21,00, noi i catechisti; alle 18,00 comunità di preadolescenti o post comunione, catechista di Poggiomarino;
il sabato inizio con la compieta alle 23,30 turni di adorazione di un ora fino alle 8,00 con le lodi.
Animiamo con i canti la messa delle 11,45.
Carità
Abbiamo tre bambini, colloqui con donne in difficoltà ad accogliere la vita e con sposi in difficoltà, sostegno alle mamme con bimbo appena nati.
Le coppie della parrocchia che appartengono alle comunità della fraternità sono 10, inclusi noi. I giovani sono 4